Cinematographic travel – “Radiofreccia”

Warning: although this post is in English, it is abut an Italian film, which of course I watched in Italian. So get ready for some quotes in Italian! You may ask yourself why I’m not writing this post in Italian then, and the answer is that I want this film to be known outside my country, because it yes a great deal about real Italian life.

It is also my first cinematographic-travel on this blog, not of course because it’s the first movie I watch, but because it’s the first film I need to write about.

Watching this film I travelled, yes, but not to some exotic place, but instead back in time, back to the younger myself, growing up in a village with 1.500 souls, where everybody knows everybody, people meets in the local pub, gossips in the square, children play football in the streets, most of the fathers work in the local factories and no one has gone further than high school, because otherwise has moved to some bigger and richer place.

Monologue #1:

“Potevi essere un maniaco di francobolli, o di pesci gatti, o di che cazzo ne so! Dai, avrai comunque le tue 300 mila al mese, cambierai la 126 ogni tre anni, ti sposerai Ilaria, perché quelli come te sposano sempre quella che hanno conosciuto alle medie.”

“Cosa vuol dire quelli come me?!”

“Vuol dire quelli come te! Due figli, un maschio e una femmina, se ti va male due e due, a cinquant’anni la casetta tua con tutte le grate alle finestre perché abbiamo paura degli zingari, è chiaro! Guzzerai Ilaria una volta al mese, solo quando sarete ciucchi, e poi le paste la domenica mattina, i tortelli alla vigilia, qualche petardino a Capodanno, le barzellette al bar in dialetto e l’italiano davanti al capo, Novantesimo minuto vita natural durante e la 127 lavata il sabato per portare la famiglia fuori la domenica, una vita di straordinari per comprarti lo Zodiac per le gite sul Po e tre o quattrocento hobby nuovi perché il tempo libero ti ammazza! Gran sballo! Quelli come te sono anche capaci di fare volontariato alla Croce Rossa!”

“Quelli com me quelli come te li mandiamo a fanculo!”

The film is actually set in the mid-Seventies, telling the story of five friends in their twenties, living that thin line between adulthood and having actual responsibilities (traduzione italiana per il mio amico Lollo perché la ritiene più poetica: “vivendo quella linea sottile tra il diventare adulti ed avere delle vere responsabilità”). They work to live, spend their free time playing table football at the pub, the football team, the struggle with money and with girls. And then the deathful encounter with drugs, the English rock, the politics and the terrorist attacks (red, black, anarchists, whatever). It’s the Italian Seventies. And of course the radio, the free radio they create, sponging the small savings to buy the equipment and gathering and playing their own vinyls until they crack. And thanks to the radio they finally can leave the village and the simple and apparently meaningless lives and go, through FM waves, way further than the local pub, and show the world they’re worth way more than what everybody else thin, simply caging them into some nickname.

radiofreccia-cultstories
frame of the film

“Eh, buonanotte! Ehm, qui Radio Raptus e io sono Benassi, Ivan. E…forse lì c’è qualcuno che non dorme, Beh, comunque, che ci siate oppure no, io c’ho una cosa da dire. Oggi ho avuto una discussione con un mio amico. Lui, beh lui è uno di quelli bravi, bravi a credere in quello a cui gli dicono di credere. Lui, lui dice che se uno non crede in certe cose, non crede in niente. Beh, non è vero! Anch’io credo! Credo nelle rovesciate di Bonimba e nei rift di Keith Richards. Credo al doppio suono di campanello del padrone di casa, che vuole l’affitto ogni primo del mese. Credo che ognuno di noi si meriterebbe di avere una madre e un padre che siano decenti con lui almeno finché non si sta in piedi. Credo che un’Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa. Credo che non sia tutto qua, però, prima di credere in qualcos’altro bisogna fari i conti con quello che c’è qua. E allora mi sa che crederà prima o poi in qualche Dio. Credo che se mai avrò una famiglia sarà dura tirare avanti con 300 mila al mese, però credo anche che se non leccherò culi come fa il mio capo reparto difficilmente cambieranno le cose. Credo che c’ho un buco grosso dentro, ma anche che il rock’n’roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le strozzate con gli amici, beh, ogni tanto questo buco me lo riempiono. Credo che la voglia di scappare da un paese con 20 mila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddy Merks. Credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri. Credo che per credere, in certi momenti, ti serve molta energia.”

Of course I wasn’t there in the ‘70s, but I remember with a smile the tellings of my dad of his FIAT 127, the car he proudly owned while dating my mother, and I remember myself those consumed notes of 1.000 Lire, with the face of Maria Montessori, who I always thought was a man, on one side.

It’s an amazing travel to a more simple, authentic life, with no internet, no computers, no smartphones, no nothing. The kind of life which you could find in a village with only 1.500 inhabitants in the ‘70s, as well as in the ‘90s, as in the early 2000s, but unfortunately not anymore. And I stop here, because otherwise I may sound older than what I actually am and also kind of hypocrite, because without computers, internet and smartphones I probably couldn’t write this blog, although I think I would have been pretty good in a free radio.

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frame of the film

good reason to watch it #1: amazing monologues, the ones which can really talk to you and you can relate with, the ones which make you really think about life.

good reason to watch it #2: a young Stefano Accorsi, already a great actor, with his thick Emilian accent.

good reason to watch it #3: love Francesco Guccini as an actor almost as much as one of the greatest Italian songwriters.

good reason to watch it #4: great soundtrack!

Title: Radiofreccia

Year: 1998

Director: Luciano Ligabue

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